Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce. Seguito da Diario da bar

Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce. Seguito da Diario da bar
author: Roberto Bolaño
name: Paolo
average rating: 4.50
book published: 1984
rating: 4
read at: 2013/01/11
date added: 2013/01/13
shelves:
review:
Anche a quattro mani, o più probabilmente a due, come ricorda dai carteggi A. G. Porta nella nota a chiusura del libro, anche in un esperimento giovanile alla caccia di un premio (che poi ottenne), anche con un titolo che a tutto ti farebbe pensare tranne che a un poliziesco con protagonisti due natural born killers (o writers?), non c’è niente da fare, Bolaño costruisce storie improbabilmente affascinanti e le immerge in un universo metaletterario di citazioni, rimandi, invenzioni, riflessioni filosofiche, vicende di vita vissuta, impossibili da comprendere nella loro completezza, eppure evidentemente, naturalmente e insensatamente parte di un tutto che è il romanzo che stai leggendo. Fosse solo per capire davvero dove vuole arrivare, questo Bolaño. Non lo capisci, alla fine, e però dentro ti resta un piacere curioso, simile a quello che provi di fronte alla vetrina di una libreria.
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Una vita estesa

Ogni mattina, un uomo si alza e raggiunge il posto di lavoro, se ne ha ancora uno e fa attenzione a non essere schizzinoso. Nella distanza che lo separa dal miraggio dell’occupazione sta il segreto della felicità o il coefficiente della disperazione. A rivelarlo, un ricerca del CLEP (Commuters Life Experience Project) dell’Università di Chattanooga, Tennessee. I […]

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Il bar delle grandi speranze

Il bar delle grandi speranze
author: J.R. Moehringer
name: Paolo
average rating: 4.80
book published: 2005
rating: 4
read at: 2012/11/20
date added: 2012/11/20
shelves:
review:
A pagina venticinque, un po’ preoccupato, inizi a chiederti perché hai comprato l’autobiografia dell’autore dell’autobiografia di Andre Agassi, che peraltro non hai neanche letto, essendo ideologicamente contrario al rovescio a due mani. A pagina centoventinove, ancora più preoccupato, ti ritrovi a dare ragione piena a Baricco, che nella quarta di copertina dice che J.R. Moehringer, obiettivamente, è di una bravura mostruosa. Alla fine della quattrocentottantasei pagine, lette, anzi bevute, anzi scolate, tutte di un fiato, ti senti un po’ più solo, abbandonato dalla voce che, parlandoti della sua vita, scrive un piccolo grande romanzo di formazione di un uomo cresciuto senza padre e con un pub come tutore. Soprattutto, chiuso il libro, ti sembra di uscire fisicamente, e per sempre, dal Publicans, il bar delle grandi speranze dove chiacchierare non è una scusa per bere, ma bere è una scusa per chiacchierare, per raccontare storie e personaggi che sembrano essere nati perché potessero essere raccontati, storie e personaggi che sono un libro prima ancora di essere scritti in una pagina bianca. E se a volte l’autocommiserazione annacqua il tasso alcolico del libro, la precisione delle parole e e la forza dello stile di Moehringer recuperano in fretta la partecipazione del lettore: ti siedi di nuovo al bancone, ordini un drink e magari ascolti zio Charlie che ti racconta di quella volta quando Sugar Ray Leonard e Marvin The Marvelous Hagler…
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La casa del sonno

La casa del sonno
author: Jonathan Coe
name: Paolo
average rating: 4.11
book published: 1997
rating: 4
read at: 2012/11/06
date added: 2012/11/09
shelves:
review:
Proprio come il sonno, l’esperienza di lettura dei romanzi di Coe attraversa cinque fasi. Nella Fase Uno, la sua scrittura fluida ti rilassa da subito e tu, con il respiro che ritmicamente segue il passo iniziale della narrazione, fai conoscenza con i personaggi, dei quali, nella Fase Due e Tre, diventi sempre più partecipe delle vicende, che annodano, senza linearità, fili, vite, tempi, privato, pubblico, così come tu metti in sequenza pensieri disordinati eppure riconducibili a una loro insensata coerenza. Nella Fase Quattro, non distogli più gli occhi dalle pagine del libro, immerso nel profondo della storia, oramai vicina all’epilogo. Poi, nella quinta e ultima Fase REM, il corpo ancora steso nel letto del romanzo, i protagonisti iniziano a ruotare vorticosamente dietro le invenzioni dell’autore, un balletto di soluzioni parossistiche e artificiali che rischiano di rovinare il piacere provato nelle fasi precedenti. Questa volta, però, come Sarah, la protagonista narcolettica che è convinta di aver fatto nella realtà cose che invece ha solo sognato di fare, Coe ha probabilmente, e per fortuna, solo immaginato di scrivere il solito insoddisfacente finale.
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Il tennis come esperienza religiosa

Il tennis come esperienza religiosa
author: David Foster Wallace
name: Paolo
average rating: 4.12
book published:
rating: 5
read at: 2012/10/15
date added: 2012/10/17
shelves:
review:
Qualcuno ha scritto che questo libro, questi due brevi saggi (Democrazia e commercio agli Us Open e Federer come esperienza religiosa) sono esercizi letterari da catalogare sotto il genere ‘pornografia’. Ora, le attenzioni microscopiche che DFW dedica agli oggetti delle sue analisi avvicinano in un certo senso il suo stile ai movimenti di una telecamera per adulti in cerca di dettagli morbosi e anche solipsistici, e può non essere un caso, anzi: non lo è, che il nostro abbia scritto un (imperdibile) saggio sulla fiera del porno che ogni anno si tiene a Las Vegas. Ma lo sguardo diagonale, atomico di DFW, ingenuo e colto, critico e appassionato, è una prospettiva che trascende ogni bassezza ed esplode in un’arte capace di generare letteratura irresistibile, nella descrizione del topspin del tennis moderno così come nella narrazione di un’esperienza in crociera. Se poi l’oggetto delle attenzioni è uno sport agonisticamente amato, praticato, studiato e più volte saggisiticamente e letterariamente trattato, il piacere della lettura (un piacere che, possiamo anche ammetterlo, riflette il piacere autocompiaciuto della scrittura) genera tante epifanie liquide, come il dritto scudisciato di Federer. E anche se scopri che, a proposito del campione svizzero, DFW non aveva visto giusto sei anni fa nel pronosticare l’avvento di suoi epigoni, sommersi come siamo da replicanti di Nadal più che altro, capisci perché, pure con tutto il talento immenso che aveva e lo rendeva unico, probabilmente il tennista più forte di sempre, prima dell’avvento di quel fenomeno sovrannaturale di RF, non hai mai apprezzato Sampras fino ad appassionarti alle sue gesta. La postura, ecco cos’era, era colpa della “pessima postura”. Vogliamo mettere con la posa da ribelle di McEnroe?
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Prince

Prince
author: Matt Thorne
name: Paolo
average rating: 3.33
book published: 2012
rating: 2
read at: 2012/10/11
date added: 2012/10/11
shelves:
review:
Scrivere una biografia di Prince è un’operazione ardua. Da un lato, l’artista geniale e disinibito che negli anni ottanta ha ridisegnato i confini della musica nera, con un catalogo di canzoni irresistibili, irrefrenabili e letteralmente innumerevoli (anche senza contare tutto il materiale inedito custodito in qualche cantina di Minneapolis), il musicista di talento capace di suonare in un’arena davanti a ventimila persone e, subito dopo il concerto, in un club per pochi intimi fino alle luci dell’alba del giorno successivo. Dall’altro, la star che rivaleggiava sui tabloid con Madonna e Michael Jackson, la primadonna sfuggente ed enigmatica che gioca con la presenza/assenza anche nel periodo calante (e religioso, per giunta) della sua parabola di rilevanza mediatica (restando quella artistica un punto di riferimento consolidato per le nuove generazioni di musicisti pop, neri o bianchi che siano). Matt Thorne, da bravo scrittore, resiste alla tentazione di cedere al lato pruriginoso della storia, seppure sia un elemento oggettivo che spiega almeno una parte della tensione schizofrenica del personaggio, in cerca allo stesso disperato modo di rispetto artistico e di adorazione personale. Si concentra invece sull’opera di Prince, raccoglie e consulta fonti di prima mano dalle sessioni di registrazione, riporta alla luce gemme nascoste, e documenta performance dal vivo che raccontano l’arte del musicista almeno quanto (se non di più dei) dischi. Sfortunatamente, nonostante l’approccio filologico dell’autore sia meritorio, sta qui l’aspetto debole del libro, perché Thorne (che, detto tra parentesi, è anche un ammiratore che suscita invidia per il solo fatto di aver assistito a tutti o quasi i concerti delle leggendarie 21 Nights in London nel 2007) non riesce in nessuna occasione della sua consistente impresa a offrire un’analisi storica e un’interpretazione musicologica della produzione princiana che vada al di là di frettolose rassegne dei testi delle canzoni. Forse, Prince vive davvero in un posto dove “nessuno può trovarlo”, neanche gli scrittori devoti.
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Chiamate telefoniche

Chiamate telefoniche
author: Roberto Bolaño
name: Paolo
average rating: 3.62
book published: 1997
rating: 4
read at: 2012/09/25
date added: 2012/09/27
shelves:
review:
Entrati nei tunnel di Bolaño, è difficile uscirne senza il desiderio di entrare di nuovo nelle sue gallerie di labirinti. Racconti che nascondono la tensione di un giallo e smontano il senso delle vite raccontate, indizio dopo indizio, vicenda dopo vicenda: che siano scrittori ingrati o pornostar compassionevoli, poliziotti della dittatura oppure galoppini cileni della mafia russa, i personaggi di queste telefonate, ognuna una storia breve a sé, arrivano sempre in ritardo all’appuntamento con la chiamata, sempre nel posto sbagliato di esistenze che sembrano tutte dirette verso l’ineluttabile rifugio di Santa Teresa. Una città che vive solo nelle narrazioni di Bolaño.
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I dispiaceri del vero poliziotto

I dispiaceri del vero poliziotto
author: Roberto Bolaño
name: Paolo
average rating: 4.38
book published: 2011
rating: 5
read at: 2012/09/14
date added: 2012/09/17
shelves:
review:
Chiudi il libro, dopo aver letto l’ultima parola, e ti rimane addosso, inevitabile se hai appreso la genesi del romanzo, un senso vasto di incompiutezza. Eppure, è un’incompiutezza che ti riempie le viscere, perché Bolaño ti ha letterariamente e letteralmente portato in giro, per trecento pagine, per il mondo intero, che poi è il suo mondo: professori di letteratura, poeti, generali, donne più belle delle più belle spiagge del Brasile, maghi, rivoluzionari, romanzieri inesistenti, detective e poliziotti. Un mondo incantato, senza tempo: la scrittura di Bolaño appartiene, con una naturalezza incomprensibile, all’ottocento, al novecento e al duemila. Un mondo inafferrabile, senza senso: la storia e i personaggi sono un puzzle non risolto, tessere che non si ricompongono mai, come i capitoli del libro, ognuno dei quali potrebbe esistere da sé solo, come i post di un blog che ha per tema: Tutto. Ma, come aveva capito Amalfitano, il centro del romanzo se ce n’è uno, il Tutto è impossibile, e la conoscenza è soltanto un modo per classificare frammenti.
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Viaggi di meditazione

L’associazione Trenitaliatibet Andata e (Se Tutto Va Bene) Ritorno, con il contributo di: O? (Officine ?eccaniche), AAA (Associazione Abbonati Anonimi), e la collaborazione di: NTMV (Nuovo Trasporto Mentale Viaggiatori), ti propone un ciclo di tre viaggi di meditazione da applicare nel pendolarismo quotidiano. I viaggi di meditazione ferroviaria ti aiuteranno a capire che fuggire dall’infelicità […]

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Confessioni di un abbonato diffidente

Io, pensò il pendolare, che sono stato un ragazzino e ricordo il primo viaggio in treno a Roma, i vagoni come i tram che ancora passano sulla Prenestina, i sedili di legno, andavo dall’oculista e dopo la visita, non so perché, sono andato in un posto dove ho aspettato vicino a un obelisco e alla […]

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Dune (ovvero tre motivi per preferire il treno alla spiaggia)

Se riesci a immaginare Sting in un film di fantascienza (hai capito bene: Sting in un film di fantascienza, diretto niente di meno che da David Lynch), allora capisci quanto sia paradossale la presenza di un pendolare in una città di mare fondata nel ventennio in cui i treni arrivavano in orario, almeno secondo quanto […]

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Il tempo è un bastardo

Il tempo è un bastardo
author: Jennifer Egan
name: Paolo
average rating: 3.89
book published: 2010
rating: 5
read at: 2012/08/12
date added: 2012/08/16
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review:
Sì, il tempo è un bastardo. Anche se non esiste, come dimostra lo svolgimento narrativo di un romanzo che attraversa anni, personaggi e storie andando avanti e indietro, e poi ancora indietro, e quindi ancora avanti, fino a un futuro prossimo dove il mondo, invece di crescere, torna, letteralmente, infantile (e non sorprendetevi se nell’ultimo capitolo troverete quella che forse è la più lucida critica letta finora al Web 2.0). La musica, anzi il decadimento della musica e dell’industria musicale lega le vicende che intrecciano i tanti protagonisti, da Sasha circolarmente ad Alex, con Bennie trait-d’union tra i due, un ex musicista punk diventato produttore di successo di artisti sempre più plastificati e il vero simbolo di un percorso cronologico di crescita che al traguardo sembra consegnare premi soltanto per i più cinici. Egan scrive ogni capitolo con voci, prospettive e stili differenti, con il colpo di teatro geniale di un intero capitolo composto in Power Point dalla figlia di Sasha. Una trovata che fa apparire ancora insuperabilmente moderna e invincibilmente appassionante una pagina di carta. 
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