Charles Bradley – Strictly Reserved For You

Hai quattordici anni e una sera tua sorella ti porta al concerto di James Brown. All’Apollo Theatre, nel 1962, quando Mr. Dynamite faceva esplodere soul e sudore da ogni nota. Decidi di diventare come lui e finisce che fai il cuoco per le mense. Però, tra un hamburger e un piatto di fagioli, non smetti di cantare la musica dell’anima nei locali alla periferia di Brooklyn. Arrivi quasi all’età della pensione e un produttore innamorato del soul, quello suonato da musicisti veri con strumenti veri, il soul di quella sera all’Apollo, questo produttore ti vede, ti sente e ti fa registrare un disco e poi un altro. E non diventi James Brown, né Otis Redding, ma invece di urlare ai tuoi quattro compagni di stanza dell’ospizio, canti dalle radio di tutto il mondo. […]

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Darondo – Didn’t I

Prendete la voce di Al Green, gelatinate i capelli come Chuck Berry e lasciate crescere baffetti à la Little Richard; ingioiellate le dita delle mani con gli anelli indiscreti di Solomon Burke, aggiungete il falsetto di uno dei fratelli Isley e condite con il guardaroba di Sly Stone; quindi, mettete nel dimenticatoio oppure in un bordello di San Francisco, e dopo una quarantina d’anni recuperate William Pulliam, in arte Darondo. Un pappone, praticamente. Però doveva trattarle bene le sue donne, se cantava così. […]

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James Brown – People Get Up And Drive Your Funky Soul – Remix

Chitarre ritmiche ipnotiche, percussioni che non danno tregua, fiati come bocche di fuoco. E gli incessanti richiami vocali di uno stregone nero, a dettare il passo delle anime smarrite del villaggio verso la terra promessa del funk. Nove minuti di blaxploitation secondo James Brown: provate a non battere il piede. […]

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