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Bobby Womack – Nothin’ Can Save Ya

Ha iniziato con Sam Cooke (morto per ferite da arma da fuoco). Ha suonato la chitarra e/o scritto canzoni per Wilson Pickett (morto per infarto), Sly Stone (vivo, ma non si sente benissimo), Janis Joplin (morta per overdose), Aretha Franklin (vedi Sly Stone) e Jimi Hendrix (morto per overdose). A Jimi insegnò anche qualche trucco, che il ragazzo imparò bene in effetti, ma quella è un’altra storia. Si è costruito una carriera solista da poeta del soul. Quentin Tarantino gli ha edificato un monumento sonoro dentro Jackie Brown, ma lui intanto si stava eclissando tra droga e diabete. Era quasi morto, quando nel 2009 gli squilla il telefono. Sono Damon Albarn. Chi? Come chi, il leader fichissimo dei fichissimi Gorillaz, gli dice quella modaiola di sua figlia (sarebbe pure il leader dei fichissimi Blur, ma quella è un’altra storia). Il rivale storico dei fratelli Gallagher (pensa tu le combinazioni imprevedibili dell’universo musicale) lo smuove dal divano e lo invita a cantare una canzone dei Gorillaz, con grande perplessità sua e grande eccitazione della figlia. Albarn avrebbe voluto invitare anche Curtis Mayfield e Marvin Gaye, ma quelli, poveracci, non ci sono più neanche loro. La canzone non viene niente male e allora Albarn gliene fa cantare un’altra e se lo porta in tour e, visto che a Bobby è tornata nel frattempo la voglia di scrivere canzoni, si offre di produrgli un album intero. Neanche un session man, però, come si faceva ai bei tempi, ma solo strumenti elettronici. E la voce e la chitarra di Womack. Tra una polmonite e un cancro al colon, viene fuori un capolavoro. Perché non importa la freddezza del computer, quando c’è lo stile e il calore di un’anima che ha ancora la forza di cantare le sue storie. È proprio vero: niente può salvarti dal tuo destino di sopravvissuto.