A proposito dell’autore

Ipertesti è a cura di Paolo Sordi. Laureato in legge alla Sapienza si è pentito e ha scontato un anno in un corso di perfezionamento in informatica giuridica, prima di specializzarsi presso la Scuola di Specializzazione in comunicazione multimediale dell’Università di Tor Vergata.

Paolo Sordi è responsabile della comunicazione digitale e dei nuovi media per la LUISS Guido Carli e insegna Progettazione e realizzazione di siti web nel corso di Laurea magistrale di Scienze dell’Informazione, della Comunicazione e dell’Editoria del Dipartimento di Studi letterari, Filosofici e Storia dell’arte dell’Università di Roma Tor Vergata.

Per Bordeaux Edizioni ha pubblicato La macchina dello storytelling. Facebook e il potere di narrazione nell’era dei social media (2018). È autore di I Am: Remix Your Web Identity per Cambridge Scholars Publishing (edizione italiana: Bloggo con WordPress dunque sono per Dario Flaccovio Editore); Progettare per il Web per Carocci editore.

Cura BILF, la biblioteca informatica dei libri di famiglia, frutto di una ricerca decennale condotta negli anni Ottanta, Novanta e Duemila da Angelo Cicchetti e Raul Mordenti.

Insieme a Domenico Fiormonte è responsabile di Infolet, un blog accademico di cultura e critica dei media digitali nato su iniziativa di un gruppo di docenti e studenti dell’Università di Roma Tor Vergata, uniti dalla passione per l’informatica umanistica e dal magistero di Giuseppe Gigliozzi, uno dei pionieri italiani dell’applicazione dell’informatica alla ricerca letteraria.

Fa parte della redazione di Testo&Senso, rivista di cultura letteraria e multimediale.

Il sito

Il progetto originale di questo sito prevedeva la trattazione di argomenti i più disparati (tipo, che so: guerra e marketing, patatine e caldaie, macchine da scrivere e pneumatici da strada, telefonia e maglioni, televisione e ristorazione autostradale) da fondere in un ipertesto estremo e apparentemente (ma solo apparentemente) senza senso. Ma a causa dell’incomprensibile ostinazione con cui le giornate continuano a non superare le ventiquattro ore, il budget intellettuale si è ridotto a: un vecchio, caro sito personale, dove scrivere a titolo esclusivamente personale e senza nessuna cadenza periodica, una manciata di collegamenti in più sulla rete, un po’ di web 2.0 passivo (ammesso che qualcuno abbia capito la versione 1) e nessun dato degli utenti raccolto per essere diffuso, tantomeno profilato (leggi l’inevitabile informativa sulla privacy, a ogni buon conto).