Pendolari Newco

Il trasporto dei pendolari in Italia non produce un centesimo di utili. Anche quando creative, le finanze non sono un’opinione e solo i cronologicamente ritardati difensori dello stato sociale, che si ostinano a non considerare il Pubblico televisivo come l’unico pubblico che valga la pena accudire, con tutte le attenzioni e le cure che si riservano ai bambini di tre anni, solo questi cresciuti nostalgici stentano a prendere atto che, in un mondo globalizzato dove la competizione si combatte a colpi di alleanze transnazionali e transetiche, nessuna azienda può permettersi il lusso di garantire un servizio che sposta avanti e indietro, per tutto il giorno, una massa di pulciosi, sonnolenti, assiderati (d’inverno), liquefatti (d’estate) pendolari, da casa al lavoro e ritorno. Per quale contributo al Sistema Paese, poi?

La mattina, una volta atterrato sulla scrivania, il pendolare scopre tutte le proprie energie intellettuali esaurite nella lettura precoce de ‘la Gazzetta dello Sport’ e quelle fisiche nella resistenza della postura eretta al viaggio senza posto a sedere. La sera, al rientro domestico, l’apporto alla socialità e alla produttività familiare si limita all’alimentazione della lavastoviglie e a una serie di carezze catatoniche al cuscino del divano.

Insomma, alla fine dei conti e per il bene della ripresa dell’economia e della natalità della nazione, sarebbe preferibile che questi uomini e queste donne restassero a casa. Lo spirito di servizio e di dedizione di Trenitalia è però tale che il posto di lavoro dei propri clienti costituisce comunque una priorità: per questo, nonostante ci siano pendolari polacchi disposti a viaggiare in condizioni di schiavitù a partire da domani, l’azienda non sposterà la linea Roma-Cassino su Varsavia-Lodz, ma solo a condizione che i pendolari locali accettino un nuovo accordo di servizio con una newco che risulterà dalla fusione con l’Ippodromo Capannelle, un partner scelto anche per sottolineare il rinnovato impegno ambientalista dei vertici (il problema delle cacche di cavallo sui binari è stato effettivamente affrontato e considerato come una incidentale nota di colore che tra l’altro può essere sfruttata in una campagna di comunicazione per gli abbonamenti che faccia leva sull’autoironia e muova un istintivo, e irrazionale, a pensarci bene, moto di simpatia da parte dell’utenza generica – ottima anche per conquistare l’home page di Repubblica.it, far parlare dell’azienda e vendere i servizi dell’alta velocità).

L’accordo, la cui adesione è subordinata al consenso delle parti, tocca alcuni diritti che, se avevano senso in un’epoca dominata dalle ideologie, specie quella comunista che ha infettato e corrotto il mondo occidentale tutto, oggi lo hanno irrimediabilmente perso grazie al trionfo luccicante e allettante del Mercato. Qui si anticipano i tre punti salienti della proposta.

  1. Posto a sedere. In questi anni, la discriminazione tra chi poteva viaggiare seduto e chi era costretto a restare in piedi è stata indiscutibile e odiosa, e ha prodotto anche drammatici momenti di tensione, se non di violenza, a bordo, con conseguenti ed evidenti ricadute sulla stessa puntualità dei convogli. Questi episodi e questi ritardi non devono più accadere. Sui treni locali, tutti i pendolari saranno trattati da pari, senza distinzioni basate sulla stazione di partenza: i sedili spariranno. Per alleviare l’usura della colonna vertebrale, l’azienda pensa a due soluzioni alternative, che dovranno essere sottoscritte al momento dell’abbonamento: a) un sistema di catene modulare, scalabile e innovativo, in grado di bloccare il pendolare polsi e caviglie, in posizione di semi-croce, e ridurre così al minimo lo sforzo attivo per non cadere; b) una convenzione con una palestra Mézières, cui sarà possibile iscriversi, con uno sconto del 10%, ai turni del mercoledì e della domenica mattina, dalle 4.30 alle 5.15.
  2. Climatizzazione. Una recente indagine di un gruppo di ricercatori inglesi trapiantati in Toscana ha dimostrato che solo il quaranta per cento dei pendolari è proprietario di un’auto dotata di climatizzatore. Di questo quaranta per cento, il cinquantacinque per cento non lo utilizza, perché: a) gli provoca nevralgie; b) aumenta i consumi della vettura. Non si capisce allora per quale motivo il pendolare che sale sul treno si senta in diritto di pretendere una climatizzazione funzionante per un viaggio che comunque non dura più di due ore. L’azienda, dati alla mano, è dunque determinata nel tagliare questa superflua voce di costo: durante l’inverno, al pendolare che ha optato per la convenzione Mézières sarà offerta, con sconto del 10% sul prezzo di costo, una bevanda al gusto di thè caldo, che sarà libero di versare in parte sul corpo del pendolare che sceglierà l’opzione ‘catene’; durante l’estate, al pendolare che ha optato per la convenzione Mézières sarà offerta, con sconto del 10% sul prezzo di costo, una bevanda al gusto di thè freddo, che sarà libero di versare in parte sul corpo del pendolare che sceglierà l’opzione ‘catene’, al quale si consiglia, a ogni buon conto, di presentarsi in canottiera e calzoncini.
  3. Puntualità. L’azienda si impegna ad aumentare gli standard di puntualità e, considerando che buona parte dei ritardi sono ascrivibili al sovraffollamento dei vagoni (v. punto 1, scomparsa dei sedili per allargamento spazio calpestabile) e guasti tecnici per sovraccarico del sistema elettrico (v. punto 2, scomparsa dell’aria condizionata per riduzione del danno), è convinta di raggiungere l’obiettivo nel giro di dodici mesi. In cambio, chiede un impegno altrettanto cogente al pendolare: basta con questi arrivi in stazione all’ultimo minuto, attraversamenti fuorilegge dei binari, corse a mani alzate verso il capotreno a implorare di sospendere per dieci secondi le procedure di partenza. L’arrivo in stazione del pendolare dovrà avvenire tassativamente sessanta minuti prima dell’ora annunciata di partenza. La nuova ‘tessera del pendolare’ registrerà in un server centrale tutti i dati dell’utente, che dovrà scegliere due turni e due turni soltanto di viaggio (uno per l’andata e uno per il ritorno), senza possibilità di cambio per i successivi cinque anni: non è ammissibile che il pendolare scelga i treni a piacimento a seconda delle proprie personali esigenze, impedendo all’azienda di offrire un servizio organizzato e competitivo sul mercato. Un sistema di tornelli in ogni stazione, collegato al server, validerà l’ingresso del viaggiatore sulla base dell’orario di obliterazione della tessera, rifiutando l’ingresso a chi si presenterà in ritardo anche di un solo secondo. E stiamo a vedere chi non è puntuale.