Il Gran Ballo del Pendolare

Grazie a una persona riservata come Julian Assange, questo blog è in grado di riferire di un piano segreto di Trenitalia per migliorare le condizioni di viaggio dei pendolari. Il progetto è ricostruibile dai cablogrammi che invece di essere trasmessi per cavo sottomarino sono stati inviati tramite posta ferroviaria: dopo una sosta interminabile di un mese presso la stazione di Colonna, i pizzini tecnologicamente corretti si sono stancati e in autonomia hanno deciso di consegnarsi ai pirati australiani.

Il nome in codice del Piano è ‘Iceberg’, in onore del debito di ispirazione che i dirigenti di marketing dell’azienda sentono di riconoscere all’esperienza di viaggio fastosa del Titanic. Un recente studio dell’Università di Cambridge a Mare ha infatti dimostrato come la percezione della tragedia imminente possa evaporare del tutto in favore di un’allegria inconsapevole, se un’altrettanto allegra orchestrina suona una musica che muove al ballo e al sonno della coscienza. La chiave è nella comunicazione del disastro: se la narrazione del viaggio quotidiano è dolore e freddo d’inverno e dolore e caldo d’estate, questa narrazione deve cambiare, deve servirsi di parole e immagini più potenti della sofferenza, che tra l’altro è di sinistra e deprimente. A questo servono i creativi: inventare la gioia di viaggiare sul locale delle sei e cinquantacinque senza spendere un euro sul treno in sé, ché l’hardware costa, ma piuttosto investire sull’immateriale, sulle sensazioni, in altre parole: sulle storie (nel senso di palle), che costano di meno, molto di meno (con tutta l’inflazione di disoccupati prodotti dalle facoltà umanistiche) e rendono molto ma molto di più.

Il primo segnale della nuova strategia arriva dai rivestimenti delle poltrone dei treni, passate dal cotone cartonato alla pelle plastificata: programmato con dolosa sapienza a ridosso della stagione invernale, il passaggio alla pelle evoca uffici e macchine da veri manager, le stanze e la mobilità del potere, potere che anche il pendolare assaporerà per qualche mese, prima di restare appiccicato alla sua poltrona per tutta l’estate, quando la combinazione dei sudori delle pelli con l’assenza dell’aria condizionata creerà l’unione definitiva tra l’uomo e il vagone per il tramite del sedile.

Ma per l’anno nuovo sono in vista altre inebrianti innovazioni nell’esperienza di viaggio del pendolare. Un tappeto rosso, un avanzo del primo Festival del Cinema di Roma che Alemanno non ha voluto riutilizzare per motivi ideologici, accoglierà i viaggiatori sul binario. Sui vagoni, poi, Maria La Filippica, una presentatrice televisiva nata nel sud-est asiatico ma cresciuta in Sardegna, allieterà il viaggio sottolineando con parole vuote ed enfasi ingiustificata i momenti sensazionali che separano il pendolare dall’arrivo a casa, quei momenti, quei luoghi che troppo spesso il viaggiatore trascura in preda a uno scoramento cosmico: la suggestiva Zagarolo, che ha dato il nome all’indimenticabile film di Franco e Ciccio; la fabbrica di Colleferro, miracolo industriale italiano, che tanto ha dato alla valle del Sacco; l’avveniristico centro sportivo di Sgurgola, con il suo campo da calcio in puzzolana, e il campo per il calcetto, il tennis, il basket e la pallavolo, realizzato con una tecnologia avanzata che permette di renderlo intercambiabile per ciascuno dei quattro sport, servendosi semplicemente di una vernice spray con la quale ridisegnare le righe.

Ad accompagnare la performance orale di La Filippica e le immagini dai finestrini, Trenitalia prevede di allestire una MMPV (Mostra Multimediale Permanente su Vagone), uno slideshow di scatti fotografici che documentino l’eroicità di questi uomini che ogni anno pagano l’abbonamento al treno per sfuggire ai costi della benzina e all’omicidio sul Grande Raccordo Anulare. La prima installazione sarà una soggettiva dedicata a Lino Avanti e Indietro Spatto, pendolare oramai in pensione di invalidità, dopo aver mancato in fase di discesa un gradino del Vivalto. La proiezione, animata dal vivo da Ken Burns in persona, ritrarrà Lino nelle istantanee più significative della sua vita di viaggiatore coatto: lo vedremo stretto a una copia di Repubblica del 12 dicembre 2007, a prova del fatto di essere vivo, quel giorno, e a protezione dal freddo gelido del vagone; lo ammireremo avvolto da una copia di Repubblica del 27 marzo dello stesso anno, a prova del fatto di essere ancora vivo, quella mattina, ma privo di sensi; lo contempleremo aggrappato a una copia di Repubblica del 5 febbraio 2008, a prova del fatto di essere vivo, ma disperato e in piedi nel disimpegno tra un vagone e l’altro. La forza emotiva della mostra sarà tale da suscitare un impatto nostalgico preventivo nei pendolari in attività, che cominceranno a fare scorta di rimpianti per i bei tempi andati, anche se, a vedere bene, quei tempi fanno schifo e arrivano comunque in ritardo.

Dal momento che però, come dice il Principe dei Poeti della Danza, «se stasera devo morire, allora voglio ballare via la mia vita», sarà la musica da ballo il vero collante della nuova strategia di Trenitalia, l’accompagnamento festoso e disimpegnato che scioglierà il blocco di ghiaccio nell’ennesimo odioso complotto degli invidiosi che non possono permettersi la prima classe dell’alta velocità e le escort da settemila euro.

Qui si anticipa la prima delle playlist che saranno trasmesse ininterrottamente su tutti i treni pendolari a partire dal prossimo mese di gennaio. Una spruzzatina di spritz e tutti a muovere l’anca, anche quella di ceramica.

  1. A Million Miles from Home, Keziah Jones. Sarebbero solo un’ottantina di chilometri, ma quella del pendolare è una piccola continua migrazione, un distacco costante dalla propria terra, alleviato soltanto dalla sicurezza di non finire nelle mani di Roberto Maroni.
  2. Living for the City, Stevie Wonder. Scesi dal treno, Roma vi abbraccia con i suoi odori tipici e mediterranei: l’olio usatissimo di McDonald’s, il lievito colesteroloso dei cornetti discendenti della Luisona, il piscio rappreso dei senzatetto, la cacca atterrata dei piccioni. La capitale, proprio come l’hai sempre sognata.
  3. Happy People, R. Kelly. Guardate negli occhi i vostri compagni di avventura, mentre pogano sull’autobus lanciato in uno slalom sulla Nomentana, mentre sgomitano sul treno per conquistare un posto a sedere: guardateli negli occhi, quella è la felicità.
  4. Fire, Ohio Players. In una festa non possono certo mancare gli effetti speciali: quelli fumogeni sono prodotti dai freni bruciati del vostro treno. Puzzano un po’, ma volete mettere la scenografia?
  5. 777-9311, The Time. In alto i cellulari, questo è il numero riservato del Direttore per le Relazioni compromesse con la clientela di Trenitalia. Attenzione alla tariffa, il prefisso è di Minneapolis.
  6. Caravan Of Love, Isley Jasper Isley. Siete a bordo di un’unica grande locomotiva dell’amore che vince sempre sulle tante meschine locomotive dell’odio. Ricordatevelo.
  7. Musical Massage, Leon Ware. E se non ve lo ricordate, il Dipartimento della Protezione Civile è lieta di offrirvi un massaggio a bordo.
  8. Pretty Wings, Maxwell. Sponsorizzato da Alitalia, questo brano tenterà di convertirvi al cambio di mezzo di trasporto oppure al cambio intercontinentale del Paese in cui vivete.
  9. I’ll Take You There, The Staple Singers. Un ultimo atto di fede.
  10. Home at Last, Steely Dan. E sarete di nuovo a casa.