Ipertesti di Paolo Sordi

Tennis, tv, pendolarismo, web 2.0
(e altre cose divertenti che non farò mai più)

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La classe pendolare va in paradiso

Per una serie di circostanze superflue, e anche romanzesche visto che il minimalismo quotidiano ha da tempo guadagnato dignità narrativa, ti ritrovi a viaggiare sul Frecciarossa. In prima classe, addirittura.

Il mondo della Freccia ti accoglie su un binario che tiene testa alla omologa parola inglese: è una piattaforma, in realtà, ampia e pulita, surrealmente pulita, se pensi al monolocale della Regina del Binario Ventidue solo qualche metro più in là in linea d’aria. Nessuna traccia di carrelli adibiti ad armadi ambulanti, né tantomeno di rifiuti biologici. Niente: soltanto una spianata illuminata da monitor che numerano ogni singolo vagone. E sulle rotaie, la Frecciarossa con il tuo posto numerato, sì, il tuo posto numerato: niente fight club, una poltrona è riservata per te e nessun controllore comunista te la può sottrarre.

Ti siedi, dopo aver lasciato sulla cappelliera da aeroplano il giaccone e la ventiquattro ore, e sprofondi in un comfort corruttore nei confronti del quale ti senti imbarazzato. Il senso di inadeguatezza ti assale con più forza quando dall’altoparlante una voce annuncia la merenda, che si ripeterà a ogni fermata: uno snack dolce o salato, che dice essere “di prestigiosa marca italiana o a garanzia bio/solidale“ e una bevanda a scelta tra acqua, tè, Oransoda, Coca-Cola e succo di frutta, oltre al Carpenè Malvolti, che non sentivi nominare dagli anni novanta e che il sito di Trenitalia, nel presentare il welcome drink, dimentica di menzionare forse nello sforzo di mantenersi etilicamente corretto. E non crederesti alle tue orecchie, ma qualcuno il Carpenè Malvolti lo prende davvero – alle sei.

Dopo aver tolto le briciole dello snack, pensi di utilizzare il tavolino per il portatile, un miraggio di appoggio che permetterebbe di salvare le tue cosce dalle ustioni provocate dal surriscaldamento del disco del MacBook Pro. Se solo avessi le braccia di Julius Erving. L’utilizzo compulsivo dei pulsanti sotto il bracciolo non produce nessun risultato utile di avvicinamento e allora posizioni il pc come se stessi su un qualunque Vivalto (che, detto tra parentesi, la presa di corrente disponibile sul posto ce l’ha anche lui. E pure i bagni fuori servizio, per dire).

Con una certa costanza e imperizia, un uomo chiamato “pulitore viaggiante“ spazza via i resti dell’abbondanza capitalistica, mentre i passeggeri più estroversi e insicuri cercano di socializzare tra loro, anche per esorcizzare la paura di essere seduti su un missile lanciato a trecento chilometri l’ora. I nomi che si scambiano nelle presentazioni (Diletta, Zaccaria, Elettra, Jacopo, Clementina) si inseriscono nel contesto come una decorazione e sono un’imperdibile base di partenza per conversazioni che, se paragonate a quelle massimaliste del pendolare medio, che se non dorme è capace di spaziare con lo stesso acume dalla crisi della Juventus a quella del centro-sinistra senza dimenticare una soluzione per la crisi nucleare iraniana, sfiorano argomenti intimi e dimenticabili.

Una seconda voce dall’altoparlante, questa volta più sexy, comunica l’imminente fine del viaggio e ti inietta da subito una buona dose di nostalgia preventiva dell’alta velocità. Il ritorno sui binari della quotidianità somiglia al risveglio dall’Hotel California, o da una piscina della Salaria, e non capisci se sei appena sceso dal paradiso o dall’inferno. Poi realizzi che, per essere l’inferno, non è che facesse così caldo, nel vagone del Frecciarossa.

4 commenti a “La classe pendolare va in paradiso”

  1. Giovanni scrive:

    Che l’inferno sia caldo o freddo, è argomento dibattuto e degno di una disquisizione lunga almeno il tragitto Torricola-Cisterna di Latina dopo le 18. Ad esempio, per citare un classico, l’Alighieri lo descriveva come un luogo freddo, almeno il nono cerchio (si vedano i Canti dal XXXI al XXXIV dell’Inferno). Non si può tuttavia negare che, sia il Nuovo Testamento (a titolo di esempio: Mt, 25, 41) che il Catechismo della Chiesa Cattolica (IV), si riferiscono talvolta a questo come “fuoco eterno”. Per togliersi ogni dubbio, bisognerebbe verificare cosa scrivono i display posti sulle porte del Frecciarossa (forse: “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”?). Questo discorso perché non so cosa sia il Carpenè Malvolti (e la cosa mi fa sentire giovane) e chi fosse Julius Erving (che si è ritirato nel 1987, quando io avevo appena 3 anni).

  2. Barbara scrive:

    l’inadeguatezza del pendolare in paradiso si è pienamente manifestata nel tentativo compulsivo di utilizzare i pulsanti del bracciolo, invece della leva posta sotto il sedile, per avvicinare lo stesso al tavolino; si viene a dimostrare che uno status bisogna non solo raggiungerlo, ma saperlo anche utilizzare

  3. Paolo scrive:

    @Giovanni: nono cerchio, “fuoco eterno”, non saprei dire: io ero in una carrozza non fumatori. E Julius Erving, alias Doctor J, è stato il giocatore di basket più eccitante dell’NBA (e prima ABA) fino all’avvento di Michael Jordan.

    @Barbara: l’immagine vagamente brunettiana di due braccia abbarbicate alla tastiera del portatile dopo l’avvicinamento del sedile mi inorridisce ancora. Un effetto simile, insomma, a quello suscitato da chi guida con il naso davanti alla linea delle mani sul volante.

  4. Giovanni scrive:

    You’re just another first class poser…go back to your crowded train, you freak commuter!

A proposito dell’autore

Ipertesti è a cura di Paolo Sordi. Laureato in legge alla Sapienza si è pentito e ha scontato un anno in un corso di perfezionamento in informatica giuridica, prima di specializzarsi presso la Scuola di Specializzazione in comunicazione multimediale dell'Università di Tor Vergata. Per saperne di più

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