Nello splendore di una nuova codifica in HTML5, non ancora raccomandato ma già implementato su quasi tutti i browser (eccetto uno, fondamentalmente), questo sito si presenta da oggi con una veste rinnovata e riallineata, vagamente ispirata dalla copertina
di un disco di Donald Byrd. Dietro le quinte, il markup del futuro gode della compagnia di piccoli formati semantici che dovrebbero aiutare il Web a diventare più intelligente e Google a fare più soldi. Sul palco, largo sfoggio di effetti CSS2 ma anche CSS3 che quasi tutti i browser supportano (eccetto uno, fondamentalmente). A mettere tutto insieme, oltre all’umile autore, pensa Wordpress con l’assistenza tra gli altri di Postalicious, Related Posts, Snazzy Archives, cforms e un paio di badge da aNobii e Flickr.
Un commento a “Donald Byrd, l’HTML5 e i CSS3”
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A proposito dell’autore
Ipertesti è a cura di Paolo Sordi. Laureato in legge alla Sapienza si è pentito e ha scontato un anno in un corso di perfezionamento in informatica giuridica, prima di specializzarsi presso la Scuola di Specializzazione in comunicazione multimediale dell'Università di Tor Vergata. Per saperne di più
Un esempio da manuale di come cancelletti (#), punti (.), numeri esadecimali (fra tutti #194673), parentesi graffe ({) e parentesi uncinate (<) mescolate a termini inglesi o presunti tali possa generare qualcosa di meraviglioso e pornografico (e senza ricorrere alle tette).